Nella SLA gli astrociti hanno un ruolo nel trasporto assonico dei mitocondri

 

 

DIANE RICHMOND

 

 

NOTE E NOTIZIE - Anno XXIII – 17 ottobre 2026.

Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.

 

 

[Tipologia del testo: RECENSIONE]

 

La Società Nazionale di Neuroscienze BM&L-Italia segue con interesse e attenzione la ricerca sulla sclerosi laterale amiotrofica (SLA) anche se, dopo gli anni dei grandi progressi compiuti nella genetica delle forme familiari, il procedere delle indagini molecolari e cellulari sulla fisiopatologia per ricostruire in dettaglio i processi patogenetici delle forme sporadiche è divenuto quanto mai lento e difficoltoso. Nella SLA si studiano intensamente, fra gli altri processi, l’alterato trasporto assonico e la disfunzione astrocitaria.

Maria Stavrou e numerosi colleghi hanno condotto uno studio che, dimostrando la connessione tra i due processi, delinea un ruolo degli astrociti non autonomo dalla cellula nella regolazione del trasporto mitocondriale lungo gli assoni dei motoneuroni nei modelli sperimentali di SLA.

(Stavrou M. et al., Astrocytes regulate axonal mitochondrial transport deficits in C9ORF72 amyotrophic lateral sclerosis motor neurons. Nature Neuroscience – Epub ahead of print doi: 10.1038/s41593-026-02464-0, 2026).

La provenienza degli autori è la seguente: UK Dementia Research Institute at University of Edinburgh, University of Edinburgh, Edinburgh BioQuarter, Chancellor's Building, Edinburgh (Regno Unito); Centre for Clinical Brain Sciences, University of Edinburgh, Edinburgh (Regno Unito); Anne Rowling Regenerative Neurology Clinic, University of Edinburgh, Edinburgh (Regno Unito); Edinburgh (Regno Unito); Euan MacDonald Centre for MND Research, University of Edinburgh, Edinburgh (Regno Unito); Institute for Neuroscience and Cardiovascular Research (INCR), University of Edinburgh, Edinburgh (Regno Unito); Centre for Discovery Brain Sciences, University of Edinburgh, Edinburgh (Regno Unito);  Department of Neuromuscular Diseases and UCL Queen Square Motor Neuron Disease Centre, UCL Queen Square Institute of Neurology, University College London, London (Regno Unito); Institute for Regeneration and Repair, University of Edinburgh, Edinburgh (Regno Unito); UK Dementia Research Institute at University of Edinburgh, University of Edinburgh, Edinburgh BioQuarter, Chancellor's Building, Edinburgh (Regno Unito); Centre for Clinical Brain Sciences, University of Edinburgh, Edinburgh (Regno Unito).

Prima di esporre in estrema sintesi il lavoro del gruppo di ricerca di Edimburgo, riportiamo alcuni cenni storici e introduttivi sulla malattia a beneficio del lettore non specialista, riprendendoli da un nostro articolo del maggio scorso[1].

La sclerosi laterale amiotrofica (SLA), malattia neurodegenerativa fatale caratterizzata dall’interessamento sia del motoneurone superiore sia del motoneurone inferiore[2], è oggetto di intense ricerche, che la nostra società scientifica segue fin dalla sua fondazione e che hanno portato ad alcuni significativi progressi nella conoscenza dei meccanismi molecolari, anche se non si è ancora giunti a individuare processi delle forme sporadiche (oltre il 90% del totale) da eleggere a bersaglio di efficaci terapie farmacologiche. Il nome fu attribuito da Charcot che, nel 1869 con Joffroy e nel 1871 con Gombault, diede una dettagliata descrizione dei fenomeni patologici e clinici, così che in Francia e nella comunità medica di molti paesi la si chiamava “malattia di Charcot”[3]. Si entra nell’epoca contemporanea degli studi con l’identificazione delle mutazioni dell’enzima Cu/Zn superossido dismutasi tipo 1 (SOD1) all’origine della più diagnosticata forma di malattia del motoneurone familiare e di un limitato numero di casi sporadici.

In un passato recente, la SLA ha avuto grande attenzione mediatica perché si sapeva che ne erano affetti protagonisti della vita politica, come Piergiorgio Welby e Luca Coscioni, e personaggi del mondo dello sport, come l’arbitro Nuvoli e l’ex-calciatore Stefano Borgonovo. In quel periodo fu riportata in auge l’ipotesi di una responsabilità eziopatogenetica, nei casi non familiari, di fattori connessi con le pratiche sportive[4], e si indicavano fatti suggestivi come l’esercizio motorio intenso e regolare nell’anamnesi di pazienti che non si erano dedicati professionalmente a una particolare disciplina[5]. Dimostrata l’inconsistenza delle ipotesi patogenetiche legate agli atti delle pratiche sportive, si rivolse l’attenzione alle sostanze psicotrope d’abuso in grado di accrescere le prestazioni psicomotorie e neuromuscolari, perché molto diffuse negli ambienti delle palestre. Ma anche questa via non diede risultati, pertanto si accantonò definitivamente la pista eziopatogenetica legata alle attività sportive. Da allora, spenti i riflettori dei media, si sono ridotti anche i finanziamenti alla ricerca sulla SLA in Italia.

Anche se le vie che si percorrono attualmente non attraggono l’attenzione come quelle che in passato si prefiggevano lo scopo (illusorio) di scoprire una causa di malattia direttamente eliminabile, le nuove acquisizioni sono da tenere nella massima considerazione in quanto stanno evidenziando componenti patogenetiche potenzialmente attaccabili mediante farmaci[6].

Maria Stavrou e colleghi hanno rilevato e dimostrato che la compromissione del trasporto assonico e la disfunzione degli astrociti sono processi strettamente associati nella patologia della SLA.

Le cellule astrogliali derivate da LHIPSC (linked-human-induced pluripotent stem-cell-derived) portatrici della mutazione C9ORF72 alterano gravemente il trasporto assonico dei mitocondri e la funzione mitocondriale nei motoneuroni coltivati simultaneamente. Per contro, gli astrociti isogenici con correzione genica consentivano di recuperare le attività fisiologiche mitocondriali e la funzione di trasporto dei mitocondri lungo gli assoni fino alle terminazioni sinaptiche nelle cellule nervose di moto C9ORF72 in coltura.

Come si è già anticipato introduttivamente, questi risultati delineano un ruolo degli astrociti non autonomo dalla cellula nella regolazione nei motoneuroni del trasporto dei mitocondri lungo le strutture del neurite, per le funzioni essenziali di queste cellule nervose nel contesto del sistema nervoso centrale.

 

L’autrice della nota ringrazia la dottoressa Isabella Floriani per la correzione della bozza e invita alla lettura delle recensioni di argomento connesso che appaiono nella sezione “NOTE E NOTIZIE” del sito (utilizzare il motore interno nella pagina “CERCA”).

 

Diane Richmond

BM&L-17 ottobre 2026

www.brainmindlife.org

 

 

 

 

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[1] Note e Notizie 23-05-26 SLA e infiltrazione immune dalla periferia.

[2] La rarissima forma con interessamento esclusivo dei motoneuroni superiori prende il nome di Primary Lateral Sclerosis o Sclerosi Laterale Primaria e ha una prognosi meno grave. Ne era affetta Antonietta Raco, inspiegabilmente guarita a Lourdes

[3] In precedenza Duchenne aveva descritto una paralisi labioglossolaringea (1858), denominazione corretta da Wachsmuth nel 1864 in paralisi bulbare progressiva; nel 1869 Charcot sottolineò l’origine bulbare della paralisi nucleare e, 1882, Dejerine la mise in relazione con la SLA. In molti resoconti storici si menziona la descrizione di un’atrofia muscolare spinale progressiva da parte di Aran e Duchenne, che però la ritennero di origine muscolare.

[4] Negli Stati Uniti la SLA era conosciuta come “malattia di Lou Gehrig” dal nome del grande campione di baseball che ne fu colpito, morendo a soli 37 anni.

[5] Lo stesso Luca Coscioni, ad esempio, scrisse un libro autobiografico intitolato sia pur metaforicamente “Il Maratoneta”, perché si era allenato per tanti anni nella corsa. 

[6] Per qualche nozione essenziale sulla genetica della malattia si rinvia allo stesso articolo: Note e Notizie 23-05-26 SLA e infiltrazione immune dalla periferia.